Il Report degli sperimentatori relativo alla calorimetria di Hydrobetatron

Analisi della bozza del Report del prof. Ugo Abundo e della prof.ssa Paola Pieravanti.

Come considerazione preliminare va detto che questo documento, al di là del titolo, non contiene alcun resoconto nè di test calorimetrici eseguiti sul dispositivo Hydrobetatron nè tanto meno di prove in grado di dimostrare l’asserita “overunity“.

Dopo oltre un anno dai primi claim avanzati a proposito del dispositivo precedente denominato “Athanor” (claim riportati dai giornali e sui vari Blog già ad inizio primavera 2012), quattro mesi fa, con il preciso intento di verificare la fondatezza dei nuovi claim energetici relativi al dispositivo Hydrobetatron, si era studiato e definito un set-up calorimetrico il cui scopo era proprio quello di permettere una verifica attendibile del presunto di eccesso di calore rivendicato dagli sperimentatori.

Ad oggi il dispositivo Hydrobetatron non è stato sottoposto a verifiche energetiche sufficientemente precise e rigorose e per questo motivo era nata la richiesta di sottoporlo ad una seria prova calorimetrica. Gli stessi sperimentatori avevano sollecitato dei suggerimenti tecnici che riguardassero il Calorimetro da realizzare e, all’epoca, si erano dichiarati soddisfatti e decisi a tener conto delle proposte tecniche avanzate.

E’ da rilevare che questo Report delinea uno scenario sperimentale “in movimento”, come se gli sperimentatori fossero ancora alla ricerca di un dispositivo in grado effettivamente di manifestare delle prestazioni anomale (l’eccesso di calore od altra anomalia relativa a qualche parametro fisico). Tutto questo nonostante che abbiano affermato pubblicamente di avere realizzato un dispositivo LENR in cui avverrebbero delle reazioni nucleari e sostenendo una sua produzione di “eccesso di calore” (ricordiamo, secondo gli sperimentatori, per Athanor un rapporto di 4:1  mentre per quanto riguarda Hydrobetatron viene rivendicato un rapporto di 1,2:1).

Sinceramente non si capisce la necessità e l’urgenza di operare le varianti (descritte nel Report, quali la cosidetta “sollecitazione catodica”) al dispositivo Hydrobetatron. Un approccio scientifico, coerente, logico, rigoroso,  ordinato e metodico (se l’obiettivo è quello di dare evidenza degli eccessi di calore di cui si vorrebbe accreditare Hydrobetatron), imporrebbe prima di consolidare dei risultati certi rispetto al lavoro già svolto (cioè non alterare il dispositivo ancora sotto test, di cui si vorrebbero dimostrare le presunte anomalie energetiche). Le varianti al dispositivo distraggono e allontanano dallo scopo primario che era, e rimane, quello di capire se i claim di allora fossero realmente fondati o si trattava, come più volte prospettato durante le precedenti analisi tecniche basate sugli elementi di prova mostrati dagli sperimentatori, molto probabilmente di semplici errori di misura.

Rimanendo agli aspetti tecnici di valutazione, il Report riporta quindi i dati sperimentali, relativi al Calorimetro allestito dagli sperimentatori, per quanto riguarda unicamente la sua fase di Verifica prestazionale.

Si noti che la proposta di set-up calorimetrico, studiata e suggerita a suo tempo, teneva conto degli obiettivi da raggiungere in termini di buona efficienza del sistema calorimetrico perchè, in considerazione dei bassi valori di eccesso di calore attesi, ci si poneva come obiettivo ragionevole almeno un 95% di efficienza (cioè delle perdite massime del Calorimetro del 5%). Per raggiungere questi rendimenti allora veniva suggerito di non far uso di flussi d’acqua troppo ridotti che avrebbero comportato una cattiva efficienza del Calorimetro, ma di operare con dei valori di flusso d’acqua dell’ordine di 100 ml/min.

Come desumibile dal file Excel Verifica dei dati, che appunto riassume ed elabora i valori sperimentali riportati nella tabella di pagina 5 del Report, per bassi valori di flusso le efficienze misurate non sono buone e la configurazione risulta inadatta ad essere utilizzata per misure di questo tipo.

Di conseguenza non è chiaro il motivo per cui gli sperimentatri abbiano voluto comunque eseguire la maggior parte delle calibrazioni del Calorimetro in queste condizioni di ridotto flusso (vedere i risultati dei test n°: 2, 3, 5, 9, 10, 11, 12, 13.0, 13.1, 14, 15, 16) ottenendo di conseguenza, come mostrato dal grafico disponibile cliccando questo link, delle perdite (variabili) stimate tra il 12% e il 96%, proprio a conferma di quanto anticipato in fase di analisi, cioè che era del tutto vano poter sperare in risultati utili in queste condizioni.

Dei migliori risultati sono stati ottenuti invece nei test condotti con un maggior flusso d’acqua (vedere test n°: 1.0, 1.1, 6, 17.0 e 17.1).
Purtroppo anche in questi test si notano dei problemi di riproducibilità e una incertezza ancora troppo elevata (ben lontana dai pochi % teorizzati dagli sperimentatori e prospettati nel Report). In pratica, come mostrato dal grafico disponibile cliccando questo ulteriore link, si va da perdite del 11,5% ad un “guadagno di circa il 6,5% (guadagno energetico che come noto, in particolare nel caso in esame di calibrazione con un semplice resistore, è impossibile ed è frutto di errori di misura e/o problemi di set-up ancora presenti [l’andamento molto irregolare dei grafici ne è indicatore]), per cui risulta indispensabile migliorare la precisione delle misure e il set-up stesso fino a raggiungere gli obiettivi minimi necessari. Questo ancor prima di pensare di proseguire con delle misure sul dispositivo Hydrobetatron ed in particolare si dissente dalle conclusioni che gli sperimentatori delineano al fondo di pag. 5 del Report, in cui invece si afferma:

“Come si vede dalle prove 1.0, 7.0, 13.0, 17.0 che sono state replicate in 1.1, 7.1, 13.1, 17.1, l’accordo è senz’altro tale da permettere un uso preliminare della mappatura per prevedere i valori approssimati dei parametri coinvolti nelle condizioni operative, comunque da ricalcolare in ogni singola prova programmata da eseguire”

affermazione dubbia e smentita palesemente dai risultati numerici, come anche l’affermazione degli sperimentatori:

“Si ricorda che a settembre 2012 venne mostrato in un video su youtube l’ottenimento in diretta di una overunity, inferiore al 120%”

non può essere assunta come scientificamente valida. Non è stata mostrato nessun “ottenimento di overunity” del dispositivo Hydrobetatron, ma solo un confronto tra due dispositivi simili ma ovviamente non identici (uno denominato di Riferimento, equipaggiato con un resistore, e l’altro Hydrobetatron) eseguendo delle semplici rilevazioni termometriche, all’interno del contenitore, immergendo un termometro in determinato un punto nella soluzione elettrolitica.

Come conclusione di questa analisi, pur apprezzando l’impegno e lo spirito Open Source degli sperimentatori, risulta da questo Report che il Calorimetro, così come realizzato ed utilizzato, almeno ad oggi, purtroppo non è ancora in grado di essere adoperto utilmente per delle verifiche calorimetriche precise e rigorose del dispositivo Hydrobetatron.
Inoltre le prospettate varianti sperimentali del dispositivo paiono a questo punto sia premature che forvianti. Si suggerisce pertanto di mantenere almeno fissata la composizione del dispositivo sotto prova, cioè di riportarsi a quella base, già sperimentalmente consolidata, di cui si cerca da tempo di verificare le effettive prestazioni energetiche.

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Una risposta a Il Report degli sperimentatori relativo alla calorimetria di Hydrobetatron

  1. Ugo Abundo ha detto:

    Ringraziamo delle interessanti valutazioni, da cui purtroppo dissentiamo RADICALMENTE.
    Seguirà, con la necessaria calma, report definitivo, con DOVEROSA giustificazione di quanto qui anticipato.
    Molti cordiali saluti.
    Ugo Abundo

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