Il secondo Report degli sperimentatori relativo alla calorimetria di Hydrobetatron

Considerazioni ed analisi del secondo Report del prof. Ugo Abundo e della prof.ssa Paola Pieravanti.

A distanza di oltre due mesi dal precedente Report, veniamo a conoscenza della pubblicazione di un secondo Report da parte degli sperimentatori attraverso un Post del Blog 22passi.

Ai commenti contenuti in questo nuovo Report un’unica precisazione ci corre doverla fare. In merito alla reiterata critica, rivolta nuovamente ad alcuni membri di questo Gruppo per non aver accettato l’invito e per non aver partecipato al convegno dello scorso 4 Dicembre 2012, organizzato a Roma dal prof. Abundo, è già stata data esauriente risposta all’epoca tramite email, in particolare ricordiamo agli sperimentatori che a nostro giudizio semplicemente mancavano (e fino a prova contraria mancano tutt’ora) le motivazioni scientifiche, in quanto ad oggi non sono stati ottenuti e/o pubblicati dei risultati o delle evidenze sperimentali, relative ad effettive anomalie energetiche, tali da giustificare una nostra eventuale partecipazione ad un convegno organizzato su tale tema.

Ricordiamo a titolo di esempio che, secondo il puntuale resoconto testuale di 22passi citato dagli autori come riferimento, in quella conferenza fu anche affermato:

13.35 Ora il prof. Abundo e la prof. Pieravanti presentano quello che è stato fatto dal 19 aprile ad oggi. Dopo le correzioni “peer review” avute tramite la rete, l’eccesso pare essere di circa il 20%. A questo punto sono pronti ad usare un nuovo apparecchio calorimetrico che misura l’energia in ingresso e in uscita (attualmente in fase di calibrazione)

Ribadiamo che a seguito delle misure eseguite fino ad oggi (misure non calorimetriche) non si può accreditare al dispositivo Hydrobetatron alcun eccesso di calore. Inoltre le calibrazioni (o per meglio dire le caratterizzazioni) del Calorimetro, accreditate a quell’epoca come già “in corso”, in realtà (per quanto ci è dato sapere dalle medesime fonti) sono state discusse, approfondite e concordate nel merito in seguito, e le prove oggetto del documento si sono effettivamente svolte solo a distanza di alcuni mesi dal termine di tale conferenza.

Confermiamo le perplessità già manifestate sia in pubblico che in privato rispetto al percorso ed al poco ortodosso metodo sperimentale intrapreso dagli sperimentatori che, sino ad ora, ha portato a risultati mai confermati da successive e più accurate verifiche. Inoltre gli autori dimenticano di citare il fatto che più volte ci siamo resi disponibili, qual’ora ci fosse stata offerta l’occasione e vi fossero dei reali motivi scientifici, a partecipare direttamente in laboratorio alle misure calorimetriche, ovviamente insieme agli sperimentatori stessi.

Terminate queste doverose precisazioni preliminari, veniamo ora agli altri e più peculiari contenuti del Report che commenteremo via via prendendo spunto dalle varie affermazioni riportate nel documento.

Brano a) a pagina 3 del Report:

Il motivo della nostra sperimentazione anche fuori dalle condizioni ottimali del futuro esercizio risiede nel riconoscere che proprio gli stessi limiti non devono essere preconcettualmente determinati, ma circoscritti in via sperimentale.

A nostro parere le prestazioni (che siano quelle ottenute in condizioni ottimali o meno) già accreditate pubblicamente ed i limiti di cui si parla non sono mai stati dimostrati a dovere.

Brano b) a pagina 3 del Report:

Poi, come spesso accade negli apparati che abbiano una qualche anche elementare complessità, le diverse variabili coinvolte giocano in compresenza, pertanto è rigorosamente NECESSARIO controllare il comportamento in regioni ove la mutua influenza dei parametri possa emergere.

Proprio per questo sarebbe logico e doveroso consolidare i presunti risultati ottenuti prima di procedere oltre nella ricerca e aggiungere altre variabili o modificare quelle presenti.

Brano c) a pagina 3 del Report:

Nel presente caso non si tratta di attività di progettazione di uno strumento (che andrebbe condotta con l’approccio mentale suggerito dal Gruppo) ma di sperimentazione circa il comportamento di un apparato singolare (pur progettato), lasciando che questo ci dia liberamente indicazioni (che vengono puntualmente misurate) senza adottare ciecamente i tools della progettazione assoluta, adozione che, da sola, nel caso di sperimentazione suonerebbe come preconcetto.

Pur capendo il desiderio di indagine, il ns costante invito e le numerose successive sollecitazioni riassumono semplicemente la richiesta di dimostrare scientificamente, e con mezzi adeguati, i claim di “overunity” già da tempo pubblicamente rivendicati dagli sperimentatori, in quanto è possibile (se non probabile) che questi claim siano unicamente frutto di errori di misura.

Brano d) a pagina 3/4 del Report:

Infatti tutto il robusto edificio di stroncatura tracciato dal Gruppo appoggia essenzialmente su soli due poderosi pilastri, forti come fuscelli, che originano dall’anteporre frettolosamente i preconcetti relativi a ciò che “deve” essere, distraendosi così, purtroppo, dal semplice leggere correttamente quanto chiaramente indicato.

RISPOSTA AL PRIMO PILASTRO
Si legge nel nostro primo report :
“L’analisi del comportamento dell’apparato è stata condotta con la presenza di una sola valva di coibentazione, in modo che si abbia maggiore possibilità di ispezione e si possano amplificare le dispersioni termiche per poterle meglio studiare. La chiusura della seconda valva comporterà minori dispersioni e la campagna di rilevazioni verrà replicata, con la disponibilità del modello interpretativo acquisito.” Quindi, come indicato e
come mostrato nelle foto allegate al report, si è voluto analizzare il comportamento a calorimetro APERTO, in via preliminare a titolo di studio, senza tirare anzitempo giudizi definitivi sul comportamento finale, pur ragionevolmente prevedendolo idoneo.

Fortunatamente crediamo di essere in grado di leggere correttamente; sono stati gli sperimentatori a scegliere di sottoporre alla ns valutazione dei risultati di test raccolti nella condizione indicata, condizione ricordiamo scelta dagli autori del Report. Il Gruppo si è limitato a valutare tecnicamente i risultati esponendo i fatti e le motivazioni della valutazione sulla base dei dati forniti dagli stessi sperimentatori e solo questi dati sono stati elaborati per determinare il ns giudizio. Inoltre teniamo a precisare che il termine “stroncatura“, usato dagli autori, non fa parte né del nostro linguaggio né del nostro modo di operare.

Se le misure sono state condotte in queste condizioni unicamente a scopo di studio preliminare, gli sperimentatori potevano benissimo valutare da soli i risultati perchè questa particolare condizione “APERTA” (arbitrariamente scelta dagli sperimentatori e che non è stata né suggerita né concordata con il Gruppo durante i precedenti contatti), per quanto ci riguarda è di interesse secondario rispetto alle applicazioni per cui il Calorimetro è stato progettato e costruito. A conferma di quanto sopra, i risultati ottenuti utilizzando la configurazione a 2 valve chiuse sono certamente più centrati dei precedenti.

A scopo di studio invece avrebbe potuto interessare qualche dato in più sulle costanti di tempo termiche del Calorimetro e sulle regimazioni delle varie parti, ma di questi parametri vengono riportani solo dati in sintesi, e soprattutto sulla ripetibilità delle rilevazioni a parità di condizioni di energia elettrica immessa e del flusso d’acqua utilizzato.

Brano e) a pagina 4 del Report e successive tabelle dati:

una volta CHIUSO il calorimetro, applicando la seconda metà del sarcofago isolante, le perdite sono risultate appunto MINORI del 5 % (come si richiedeva) per tutte le prove a partire da valori di flusso del refrigerante di soli 30 ml/min (prove da 19 a 45), cioè addirittura INFERIORI ALLA TERZA PARTE di quelli che il Gruppo ha aprioristicamente indicato (100 ml/min) come valori MINIMI da adottare (vedasi tabella del secondo report).

Non ci soffermiamo sui primi 18 test riportati in tabella per i quali i risultati sono largamente insufficienti e crediamo non valga la pena di aggiungere commenti, ma analizziamo i susseguenti. Se invece di affermare che il suggerimento del Gruppo, in merito al valore del orientativo del flusso, non era da considerare valido:

… operare con dei valori di flusso d’acqua dell’ordine di 100 ml/min

gli sperimentatori avessero riflettuto ed elaborato i dati considerando l’effetto degli errori strumentali sui risultati delle misure, si sarebbero certamente accorti che la loro affermazione conclusiva a pagina 11 del Report:

Dalla ispezione dei risultati (tab. 1), si evince che nei range testati il reattore può essere convenientemente esercito a valori di flusso refrigerante maggiori o uguali a 30 ml/min.

andrebbe ridimensionata. Ipotizzando ad esempio un errore del -0,5% sul valore del flusso ed uno -0,25% sul valore di temperatura della Tout, pur supponendo priva di errori la misurazione dell’energia elettrica, si giunge ad una lettura diversa dei risultati ottenuti. Per rendersene conto postiamo tramite il Blog questo file Excel che consente un semplice confronto. In particolare, in questo caso nè 30,8 ml/min, nè 63,7 ml/min di flusso d’acqua soddisferebbero il requisito di perdite contenute al disotto della soglia del 5%, ma i migliori risultati si otterrebbero quando si utilizzi un flusso d’acqua da 98,3 ml/min. Questo esempio dovrebbe far riflettere gli autori sulle conclusioni che essi traggono dai dati delle misure e che riportano in questo secondo Report. Inoltre non andrebbe dimenticato che il flusso suggerito dal Gruppo era anche commisurato ad un presumibile utilizzo del sistema con potenze elettriche rilevanti.

Una più approfondita analisi in presenza di errori strumentali è riportata in quest’altro file Excel, si noterà che, considerando il campo di variazione degli errori strumentali, l’obiettivo di errore inferiore al 5% non è poi così semplice da raggiungere come gli autori vorrebbero mostare, anzi se si considerano gli errori strumentali riportati in questa analisi, si potrebbe proprio affermare che in realtà l’obiettivo non è stato ancora raggiunto.

Un dato anomalo emerge inoltre dal confronto dei dati inseriti nel primo Report (coibentazione con una valva) e del secondo Report (coibentazione con due valve). In particolare si rileva una certa riduzione del campo di variazione degli errori che non può essere imputabile alla maggior coibentazione adottata essendo la variazione legata solo alla stabilità del flusso ed agli errori strumentali. Immaginiamo che gli autori si siano accorti di questa differenza e quindi vogliano illustrare, secondo il loro parere scientifico, il motivo di questa anomalia.

Brano f) a pagina 5 del Report:

La diffusione di cui si parla è relativa al SOLITO convegno del 4/12/12 presso il Pirelli (integralmente seguito da 22passi.it), e alla successiva presentazione durante il seminario COHERENCE del 14/12/12 presso la Casa dell’Aviatore a Roma.

CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

Considerato l’apporto dei professionisti del Gruppo estremamente prezioso circa la proposizione di suggerimenti, più che di correzioni accoglibili, riteniamo che l’indubbio valore della collaborazione con esperti revisori debba venir salvato, proponendo però per il futuro un dialogo più aperto e sereno in cui possa ridursi al massimo la possibilità di fraintendimenti da parte degli stessi.

Speriamo e pensiamo di aver illustrato a sufficienza le motivazioni della ns assenza dai convegni di cui sopra, speriamo anche che quanto affermato dagli sperimentatori, in particolare nelle loro considerazioni conclusive in relazione ai buoni intenti e al più aperto e sereno dialogo, sia seguito da un effettivo ed apprezzabile riscontro nei fatti.

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3 risposte a Il secondo Report degli sperimentatori relativo alla calorimetria di Hydrobetatron

  1. ugo abundo ha detto:

    Molte grazie per la collaborazione e il grande impegno, mostrando attenzione al nostro lavoro.

    Da test riguardanti l’influenza della durata del transitorio sulla variabilità dei risultati si ricava l’importanza più della riduzione delle oscillazioni che del processo di avvicinamento all’asintoto.
    Si concorda col fatto che presumibilmente occorrerà operare ad alti flussi e potenze, ma si é ritenuto necessario valutare comunque il comportamento fin dai bassi flussi.

    Il restringimento delle variabilità sembra essere attribuibile al migliorato protocollo (tra primo e secondo report), miglioramento suggerito proprio dalla esperienza ottenuta dalle prove preliminari.

    In sintesi, tale miglioramento si riferisce al monitoraggio delle oscillazioni delle temperature, indotte dai tanti elementi dotati di capacità termica (liquido interno, reattore in vetro, resistenza, camicia, refrigerante, ambiente, coibentazione, supporti ecc. ) che si rimpallano l’energia.
    Una salita lenta e con potenze crescenti tendenti asintoticamente alla potenza nominale della specifica prova ha mostrato di limitare l’innesco di fenomeni di amplificazione delle naturali oscillazioni introdotte dalle imperfette stabilità tanto della alimentazione elettrica che di quella di refrigerante.

    Si ricorda che le perdite costituiscono comunque un elemento di conservatività a riguardo della valutazione dei rendimenti.

    Molti cordiali saluti.
    Ugo Abundo e gruppo di lavoro Hydrobetatron

  2. Renato ha detto:

    Vorrei una indicazione su come procedere per imparare ad orientarmi nella comprensione della propagazione degli errori; tenendo conto che parto praticamente da zero.

    Grazie dell’ attenzione.

    R

    • gsvit ha detto:

      La ringraziamo per il commento.
      Per una prima familiarizzazione sull’argomento proponiamo questo documento introduttivo.
      Se ci sarà possibile cercheremo di darle qualche indicazione ulteriore.
      Nel frattempo potrebbe anche consultare il file richiamato al link che tratta della propagazione degli errori, mostrando anche qualche esempio di calcolo.

      Come regola generale vogliamo ricordare agli utenti di questo Blog che nei commenti ai Post deve essere sempre indicato nome e cognome di chi scrive.

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